Faccia a faccia con in rifugiati del Donbass

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Translated from English by Cristian Barberi on April 21, 2015




https://www.fort-russ.com/2015/04/19/face-to-face-with-donbass-refugees-in/

Con la loro casa distrutta, terrorizzate ed affamate, migliaia di persone che stanno fuggendo dalla guerra del Donbass hanno trovato rifugio in Russia. Come vivranno adesso? Che prospettive avranno ora che sono senza casa e lontano dalla loro terra d’origine? Grazie alla testimonianza di Eliseo Bertolasi, direttamente dal cuore della provincia di Rostov sul Don, noi possiamo venire a conoscenza delle storie e dei destini che sono stati sradicati dalla guerra nel bel mezzo del continente europeo.

Santi: Eliseo, tu sei stato nei campi profughi di Rostov sul Don e di Taganrog. Quali sono le condizioni di vita dei profughi lì?

Bertolasi: Nella città di Taganrog, a circa due ore di viaggio da Rostov sul Don, io ho visitato due centri messi su per i profughi che sono arrivati dal sud-est dell’Ucraina. Qualcuno è stato alloggiato in hotel, ma molti sono nei “lager” di nazista memoria! Sono come colonie, come quelle che avevamo in Italia fino a qualche anno fa e dove mandavamo i bambini per le vacanze estive.
Ci sono mense, giardini, luoghi dove i bambini possono stare insieme. Ho visto anche bambini che guardavano i cartoni animati e facevano i compiti. Molti dei profughi sono donne vecchi e bambini.

Santi: Cosa ti hanno detto? Hanno intenzione di tornare nel Donbass?

Bertolasi:Molti di loro mi hanno confermato che non hanno più casa, che tutte le loro case sono state rase al suolo. Ovviamente a loro piacerebbe tornare a casa perché è la loro terra d’origine e la terra dei loro padri. Tuttavia hanno capito che ormai lì non hanno più niente, malgrado il loro forte desiderio di tornare a casa ».

Santi: Cosa ti ha colpito di più durante la visita al campo?

Bertolasi: Molte storie e molti momenti particolari mi sono rimasti impressi, come, ad esempio, Il dottore della mensa, il quale mi ha riferito che subito dopo che i bambini erano arrivati al campo si riparavano sotto il tavolo. Tutto ciò in quanto avevano dovuto sopportare terribili traumi psichici nel vedere edifici rasi al suolo e bombe piovere su di essi. Un altro momento toccante di quel giorno è stato quando ad un’anziana donna,
veterana della seconda guerra mondiale sul fronte bielorusso, gli è stata conferita una medaglia dal direttore del campo. Medaglia spedita personalmente dal presidente Putin in vista della cerimonia di commemorazione del 70esimo anniversario per la vittoria della seconda guerra mondiale. Commemorazione che si terrà a Mosca il 9 maggio.

Santi: Che prospettive hanno  questi profughi che adesso  vivono in Russia, in particolare quelli le cui case sono state distrutte?

Bertolasi: Come lei certamente già saprà quando i pesanti bombardamenti sono iniziati nelle regioni di Donetsk e Lugansk ci sono state letteralmente “inondazioni” di profughi verso la Russia. Mi ricordo ancora le varie opzioni che la Federazione Russa inizialmente ipotizzava, ovvero, 
status di rifugiati, status temporaneo di residente ed in seguito procedure semplificate al fine di ottenere la cittadinanza russa. Mi ricordo un episodio riguardante un mio viaggio: qualche mese prima sul treno Rostov- Mosca ho incontrato nel mio scompartimento un signore di Murmansk che mi ha messo al corrente del fatto che molti rifugiati erano già stati inseriti nella struttura sociale ed avevano beneficiato di alloggi nella sua città.

Santi: Così i rifugiati si sono stabiliti anche su altro territorio russo e non solo qui a Rostov? 

Bertolasi: Certamente! Questa era una necessità scaturita dal non avere avuto i rifugiati nelle tendopoli che originariamente erano state messe su per la prima ondata di profughi. Sappiamo molto bene che una volta che il freddo dell’inverno russo sarà arrivato tenere i rifugiati nelle tende sarà impossibile.

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